Ho visto i primi due episodi di “Feud: Capote vs the Swans” e fin qui tutto bene

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“Basta! Divorzio, è finita! Finalmente, è l’ultima delle umiliazioni!”. “Uhm, non so, no, non divorziare”. “Cosa? Che vuoi dire?!”. “Cara, oramai non sei più sessualmente attiva… Pensaci, hai avuto una vita meravigliosa, e lui è davvero l’uomo più potente d’America, non è quel coglione di Richard Nixon, è tuo marito Bill Paley! Hai una casa a Bermuda, un palazzo a Coral Gables, un altro a Londra e quattro figli.. Non diventare un’altra divorcée di Manhattan che lentamente impazzisce perché costretta ad andare a Westchester che è l’unico posto dove il suo ex marito non va! Cosa vuoi davvero? Pensaci, pensa per esempio a quei girasoli di Van Gogh sui quali hai messo gli occhi”. “Bah, in effetti c’è anche un Gauguin che sta arrivando da Sotheby’s”. “Per non parlare di quel Matisse che piaceva così tanto alla Principessa Margaret! Ascolta, lui adesso ti comprerebbe qualsiasi cosa tu gli chiedessi, quindi fagliela pagare e segui il mio consiglio: non lo dire a nessuno!”. “Ma cosa stai dicendo!? Pensi che debba continuare così facendo finta di niente?!” “Dammi retta. Giocatela bene, questo è il nostro segreto”.

Piccolo disclaimer: se pensate solo per un momento che stia facendo degli spoiler peste colga la vostra pigra ignoranza, sono tutti fatti già mangiati, digeriti ed espulsi, è storia del gossip mondiale oltre che soggetto di letteratura fondamentale del secolo scorso. Siamo alla fine degli anni ’60, nell’Upper East Side di Manhattan, a casa della mitologica Babe Paley, moglie di Bill Paley, potentissimo e influentissimo capo del network televisivo CBS. Babe è la più bella, elegante e inarrivabile di quelle donne dell’alta borghesia americana che lo scrittore Truman Capote chiamò “The Swans”, i cigni, un esclusivissimo club di donne molto abbienti e molto giuste che erano la rappresentazione, pur senza titoli nobiliari, dell’aristocrazia del Nuovo Mondo. Vi porgo intanto degli strumenti di comprensione: i Cigni potrebbero essere derubricati a delle faghag o come si dice qui frociarole, donne cioè che amano uscire con dei gay diventando le loro più care amiche e confidenti. Niente di più sbagliato in questo caso perché in genere nell’accezione più cruda, una frociarola è di fatto una donna un po’ sfigata, molto spesso bruttina e molto sfortunata in amore nel senso vero della parola e cioè che non se l’è incollata nessun uomo eterosessuale. In presenza di molti soldi, molte case e molti quadri, anche se la vita sentimentale non sia delle più felici, il rapporto di potere cambia specularmente, nel caso frequenti un omosessuale maschio lei non è da considerarsi una frociarola bensì è l’omosessuale maschio a prendersi il titolo di valletto, molto spesso valletta. E quindi: Truman Capote era di fatto la valletta dei suoi cigni. Ma torniamo a noi: Babe Paley è disperata perché ha scoperto che suo marito continua a scoparsi quella cessa di Happy Rockfeller, non proprio una disgraziata ma senza status di “cigno”, ma non solo: per motivi che scoprirete leggendo le cronache mondane del tempo o la prima puntata di questa serie, Bill Paley se l’è scopata a casa loro, un vero e proprio sacrilegio che Babe vuole punire con un contestuale divorzio. Ed è qui che interviene Capote portando la Paley a più miti consigli: sei pazzesca, hai un marito potente e dei Gauguin e Van Gogh appesi al muro, mica vorrai diventare una sfigata?! Dammi retta, non lo fare e soprattutto non lo dire a nessuno, questo sarà il nostro segreto. Ma Capote è anche uno scrittore e seppur cambiando nomi non si starà zitto, e il fattaccio verrà dipanato in un piccolo racconto dal titolo “La côte Basque” (il ristorante di New York preferito dai cigni) pubblicato prima su “Esquire” e contenuto successivamente nella raccolta di suoi racconti dal titolo “Answered prayers”, “Preghiere Esaudite”. Capote la fece grossa e i cigni non gliela perdonarono chiudendogli in faccia i cancelli di palazzi, le scalette di aerei privati e le passerelle di yacht. Diciamo un po’ drammaticamente che lo scrittore morì davvero in quell’occasione, trascinandosi faticosamente in anni di feroce alcolismo e sprazzi di mondanità minore fatta di qualche puntata alla mixed crowd della Factory warholiana o dello Studio 54. Un invisibile filo di misoginia inconscia o dolorosamente esposta, forse frutto di madri invadenti o inesistenti e un’univoca sensazione di inadeguatezza che anela a una aspirazionalità borghese, oltre a una propensione ad amare persone dello stesso sesso, lega immensi scrittori come Proust, Capote e Arbasino nell’essere in fin dei conti, al netto del valore delle loro opere, dei valletti malinconici. E dunque se siete pazzesche, ma pazzesche davvero, state bene attente a scegliere i vostri valletti con cura, o per lo meno fate loro firmare degli NDA. Per concludere, le prime due puntate di Feud: Capote vs the Swans sono godibili se non belle, scritte senza certi eccessi di passate serie di Ryan Murphy e girate molto efficacemente da Gus Van Sant. Buona Visione.

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